Rassegna Stampa Fiscale
‘Dalle banche già 25 miliardi’ Manovra, Messina in pressing
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‘Dalle banche già 25 miliardi’ Manovra, Messina in pressing
Al forum di Coldiretti l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina ha ricordato che sul contributo delle banche c’era un accordo triennale aggiungendo che le banche continueranno a fare la loro parte ma nel rispetto dei patti. Insomma, Messina invita il Governo a mantenere ciò che era stato stabilito ed aggiunge: ‘Non è che c’è uno che prende e l’altro che dà in continuazione’. Per questo il banchiere ha invitato a distribuire i sacrifici anche fuori dal settore bancario: ‘Se guardate i tassi di crescita degli utili di quest’anno di altre aziende sono 70%, 200%, quelli delle banche sono 5-10%’. Sul contributo delle banche che dovrebbe ammontare a 5 miliardi di euro il leader di Forza Italia, Antonio Tajani ha detto che dovranno partecipare anche Cassa depositi e prestiti ed altri soggetti come le casse di previdenza dei professionisti. La manovra, nella versione base da 23,5 miliardi, dovrebbe essere presentata la prossima settimana. Si attendono le risposte di Bruxelles sulla flessibilità. (Ved. anche Il Sole 24 Ore: ‘Tajani: per il contributo alla manovra il governo lavora su tutto il mondo finanziario’ – pag. 2 e ‘Messina: ‘Non può pagare solo un settore Utili di 50 miliardi ? Ne versiamo 25 di tasse’ – pag. 5)
Cedolare al 5% e bonus: la casa chiede 1 miliardo alla prossima manovra
Si consolidano le misure legate alla casa. Tra i pilastri della prossima manovra troviamo la proroga delle attuali detrazioni per le ristrutturazioni ma anche le misure dedicate agli under 36, il conto termico e il potenziamento dell’ecobonus. Il ‘peso’ del mondo casa ammonta a circa 1 miliardo di euro nel prossimo Ddl di Bilancio. Occorre, però, fare una distinzione perché le spese finalizzate all’efficientamento energetico non saranno in deficit ma verranno coperte attingendo dall’extradeficit della clausola sull’energia garantita dalla trattativa con Bruxelles. Noi Moderati insiste per una cedolare secca al 5% per favorire gli affitti di lunga durata a canone concordato e rispondere in questo modo all’emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città. Ma la parte principale del menù casa è legata alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni. Dal 2027, infatti, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario passeranno dal 50% al 36% per le prime case e dal 36% al 30% per gli altri immobili.
Risparmi medi di 300 euro con la tassa piatta light per i canoni concordati
Vale 300 euro all’anno di risparmio fiscale su con contratto tipo la riduzione dal 10% al 5% della cedolare sugli affitti concordati. Il canone medio mensile delle nuove locazioni ‘3+2’ registrate nei primi sei mesi del 2026 è infatti pari a 496 euro. Cifra cui corrisponde un introito annuo di 5.952 euro per il locatore, il quale, con la cedolare ‘dimezzata’ vedrebbe ridursi il conto fiscale da 595 a 297,5 euro. Lo scorso anno, in Italia, sono stati registrati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate circa 257 mila nuovi contratti lunghi a canone calmierato. La diffusione di questi contratti è in costante aumento. L’obiettivo del Governo è spingere verso gli affitti concordati i potenziali locatori che oggi tengono sfitta la casa. La tassa piatta al 5% amplierebbe il divario rispetto alla tassazione del 21% che si applica sugli affitti a canone libero. Ma sulle scelte influisce molto la differenza effettiva tra canone di mercato e canone concordato nelle singole città e per i singoli alloggi.
Lettere di compliance con incroci tra i dati Iva e i righi di Redditi
L’Agenzia delle Entrate sta affinando i modelli di compliance preventiva fondati sull’incrocio di banche dati. Il primo asse è quello dei pagamenti elettronici: gli operatori finanziari infatti trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi degli strumenti messi a disposizione dagli esercenti e l’importo complessivo delle transazioni giornaliere. Tale transito viene confrontato con quanto certificato tramite fatture elettroniche e corrispettivi telematici. Il meccanismo è destinato ad affinarsi grazie all’abbinamento logico tra Pos e strumenti di certificazione fiscale in essere dal 1°gennaio 2026: l’analisi non riguarderà più solo il totale, ma la relazione tra singolo Pos, Rt e punto vendita, con selezioni più mirate dei profili di rischio. Le lettere di compliance non si fermano alla dichiarazione Iva: fatture elettroniche e corrispettivi del 2023 verranno infatti confrontati con il reddito d’impresa indicato nei quadri RF, RG e LM del modello Redditi 2024, per verificare se tali operazioni vi abbiano concorso.
Costi infragruppo, prima del transfer pricing da dimostrare il beneficio, l’inerenza e l’utilità
Con la sentenza n. 5753/2026 la Cassazione torna a pronunciarsi sul tema dei costi infragruppo e pone un punto fermo per le imprese multinazionali: prima di discutere il prezzo di un servizio bisogna dimostrare che il servizio esiste, che sia inerente all’attività della società che lo sostiene e che produca per essa un’utilità effettiva o potenziale, obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata. La verifica dell’esistenza del costo, della sua inerenza e dell’utilità conseguita dalla società ricevente precede la determinazione del suo valore secondo le regole del transfer pricing e del principio di libera concorrenza. L’inerenza resta il criterio generale che collega il costo all’attività d’impresa, senza coincidere con un giudizio sulla convenienza economica. Nei rapporti infragruppo la società ricevente deve però dimostrare l’esistenza della prestazione e il beneficio conseguito.
Cessazione dal concordato, conguaglio nel rigo RX
In caso di cessazione dal concordato preventivo biennale torna imponibile il reddito effettivo e le imposte vanno ricalcolate. Se quest’ultime sono maggiori rispetto a quelle già versate, le stesse possono essere scomputate e va pagata solo la differenza. La compensazione è ammessa per Irpef, Ires, Irap e contributi previdenziali. Più articolato è il discorso dell’imposta sostitutiva sul reddito incrementale: in mancanza di chiarimenti del Fisco, le soluzioni più prudenti sono il rimborso o il riporto a nuovo. Se le imposte versate superano quelle dovute, l’eccedenza può normalmente essere gestita come credito nel quadro RX. In caso di decadenza dal patto con il Fisco, invece, resta imponibile il maggiore tra reddito concordato ed effettivo.
Affitti brevi, Roma boccia l’Ue
L’Esecutivo boccia l’Affordable Housing Act, il regolamento Ue che consentirebbe a Comuni e Regioni di limitare affitti brevi e acquisto di seconde case nelle zone in cui il prezzo medio di un’abitazione vale almeno 8 volte il reddito disponibile pro capite. Secondo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti le disposizioni ‘non sono conformi all’interesse nazionale’, perché incidono sulla tutela costituzionale della proprietà e del risparmio ‘in un Paese con una quota di famiglie proprietarie superiore alla media Ue e nel quale le abitazioni sono la principale componente della ricchezza delle famiglie’. Secondo il ministero la proposta ‘muove dalla presunzione che la proprietà privata sia tra i fattori responsabili della crisi abitativa’, frutto di ‘una visione dirigistica del mercato immobiliare’.
Liti fiscali, ecco cosa farà l’IA
Non esiste un divieto generalizzato di utilizzare l’intelligenza artificiale nelle liti fiscali. Gli applicativi, dunque, potranno essere usati dopo un opportuno processo di validazione e un controllo rigoroso da parte del magistrato. Per fare un esempio, l’IA potrà essere utilizzata per supportare la distribuzione dei ricorsi in ingresso affinché non avvenga più in modo causale, nonché per riepilogare gli atti processuali allegati dalle parti e per indicizzare i riferimenti normativi e giurisprudenziali contenuti nelle sentenze. A indicare la strada è stato il direttore del Dipartimento giustizia tributaria del Mef, Fiorenzo Sirianni, che ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria guidato dalla presidente Carolina Lussana, per fare il punto su una materia sempre più spinosa.
La pressione fiscale pesa sul Pil per il 2,3%
Dal rapporto ‘Gli immobili in Italia 2026’ emerge che nel nostro Paese la pressione fiscale su casa e capitale pesa sul Pil per il 2,3%, un valore superiore di oltre un terzo rispetto alla media Ocse dell’1,7%. Nel 2024 tra i principali Paesi europei, il livello italiano supera quello della Germania, fermo allo 0,9% del Pil, e della Spagna, pari al 2,2%, mentre resta inferiore al 3,4% della Francia e al 3,7% del Regno Unito. A spingere il dato sono soprattutto le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare, pari all’1,05% del Pil contro lo 0,948% medio Ocse, e le imposte sulle transazioni finanziarie e di capitale, che raggiungono l’1,049% contro una media dello 0,374%. Sopra media anche altre imposte ricorrenti sul patrimonio, pari allo 0,071% del Pil contro lo 0,012%.
Le rassegne e il calendario fiscale sono un prodotto Metaping - Servizi per Commercialisti, Avvocati e Ordini Professionali
Cedolare al 5% e bonus: la casa chiede 1 miliardo alla prossima manovra
Si consolidano le misure legate alla casa. Tra i pilastri della prossima manovra troviamo la proroga delle attuali detrazioni per le ristrutturazioni ma anche le misure dedicate agli under 36, il conto termico e il potenziamento dell’ecobonus. Il ‘peso’ del mondo casa ammonta a circa 1 miliardo di euro nel prossimo Ddl di Bilancio. Occorre, però, fare una distinzione perché le spese finalizzate all’efficientamento energetico non saranno in deficit ma verranno coperte attingendo dall’extradeficit della clausola sull’energia garantita dalla trattativa con Bruxelles. Noi Moderati insiste per una cedolare secca al 5% per favorire gli affitti di lunga durata a canone concordato e rispondere in questo modo all’emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città. Ma la parte principale del menù casa è legata alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni. Dal 2027, infatti, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario passeranno dal 50% al 36% per le prime case e dal 36% al 30% per gli altri immobili.
Risparmi medi di 300 euro con la tassa piatta light per i canoni concordati
Vale 300 euro all’anno di risparmio fiscale su con contratto tipo la riduzione dal 10% al 5% della cedolare sugli affitti concordati. Il canone medio mensile delle nuove locazioni ‘3+2’ registrate nei primi sei mesi del 2026 è infatti pari a 496 euro. Cifra cui corrisponde un introito annuo di 5.952 euro per il locatore, il quale, con la cedolare ‘dimezzata’ vedrebbe ridursi il conto fiscale da 595 a 297,5 euro. Lo scorso anno, in Italia, sono stati registrati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate circa 257 mila nuovi contratti lunghi a canone calmierato. La diffusione di questi contratti è in costante aumento. L’obiettivo del Governo è spingere verso gli affitti concordati i potenziali locatori che oggi tengono sfitta la casa. La tassa piatta al 5% amplierebbe il divario rispetto alla tassazione del 21% che si applica sugli affitti a canone libero. Ma sulle scelte influisce molto la differenza effettiva tra canone di mercato e canone concordato nelle singole città e per i singoli alloggi.
Lettere di compliance con incroci tra i dati Iva e i righi di Redditi
L’Agenzia delle Entrate sta affinando i modelli di compliance preventiva fondati sull’incrocio di banche dati. Il primo asse è quello dei pagamenti elettronici: gli operatori finanziari infatti trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi degli strumenti messi a disposizione dagli esercenti e l’importo complessivo delle transazioni giornaliere. Tale transito viene confrontato con quanto certificato tramite fatture elettroniche e corrispettivi telematici. Il meccanismo è destinato ad affinarsi grazie all’abbinamento logico tra Pos e strumenti di certificazione fiscale in essere dal 1°gennaio 2026: l’analisi non riguarderà più solo il totale, ma la relazione tra singolo Pos, Rt e punto vendita, con selezioni più mirate dei profili di rischio. Le lettere di compliance non si fermano alla dichiarazione Iva: fatture elettroniche e corrispettivi del 2023 verranno infatti confrontati con il reddito d’impresa indicato nei quadri RF, RG e LM del modello Redditi 2024, per verificare se tali operazioni vi abbiano concorso.
Costi infragruppo, prima del transfer pricing da dimostrare il beneficio, l’inerenza e l’utilità
Con la sentenza n. 5753/2026 la Cassazione torna a pronunciarsi sul tema dei costi infragruppo e pone un punto fermo per le imprese multinazionali: prima di discutere il prezzo di un servizio bisogna dimostrare che il servizio esiste, che sia inerente all’attività della società che lo sostiene e che produca per essa un’utilità effettiva o potenziale, obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata. La verifica dell’esistenza del costo, della sua inerenza e dell’utilità conseguita dalla società ricevente precede la determinazione del suo valore secondo le regole del transfer pricing e del principio di libera concorrenza. L’inerenza resta il criterio generale che collega il costo all’attività d’impresa, senza coincidere con un giudizio sulla convenienza economica. Nei rapporti infragruppo la società ricevente deve però dimostrare l’esistenza della prestazione e il beneficio conseguito.
Cessazione dal concordato, conguaglio nel rigo RX
In caso di cessazione dal concordato preventivo biennale torna imponibile il reddito effettivo e le imposte vanno ricalcolate. Se quest’ultime sono maggiori rispetto a quelle già versate, le stesse possono essere scomputate e va pagata solo la differenza. La compensazione è ammessa per Irpef, Ires, Irap e contributi previdenziali. Più articolato è il discorso dell’imposta sostitutiva sul reddito incrementale: in mancanza di chiarimenti del Fisco, le soluzioni più prudenti sono il rimborso o il riporto a nuovo. Se le imposte versate superano quelle dovute, l’eccedenza può normalmente essere gestita come credito nel quadro RX. In caso di decadenza dal patto con il Fisco, invece, resta imponibile il maggiore tra reddito concordato ed effettivo.
Affitti brevi, Roma boccia l’Ue
L’Esecutivo boccia l’Affordable Housing Act, il regolamento Ue che consentirebbe a Comuni e Regioni di limitare affitti brevi e acquisto di seconde case nelle zone in cui il prezzo medio di un’abitazione vale almeno 8 volte il reddito disponibile pro capite. Secondo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti le disposizioni ‘non sono conformi all’interesse nazionale’, perché incidono sulla tutela costituzionale della proprietà e del risparmio ‘in un Paese con una quota di famiglie proprietarie superiore alla media Ue e nel quale le abitazioni sono la principale componente della ricchezza delle famiglie’. Secondo il ministero la proposta ‘muove dalla presunzione che la proprietà privata sia tra i fattori responsabili della crisi abitativa’, frutto di ‘una visione dirigistica del mercato immobiliare’.
Liti fiscali, ecco cosa farà l’IA
Non esiste un divieto generalizzato di utilizzare l’intelligenza artificiale nelle liti fiscali. Gli applicativi, dunque, potranno essere usati dopo un opportuno processo di validazione e un controllo rigoroso da parte del magistrato. Per fare un esempio, l’IA potrà essere utilizzata per supportare la distribuzione dei ricorsi in ingresso affinché non avvenga più in modo causale, nonché per riepilogare gli atti processuali allegati dalle parti e per indicizzare i riferimenti normativi e giurisprudenziali contenuti nelle sentenze. A indicare la strada è stato il direttore del Dipartimento giustizia tributaria del Mef, Fiorenzo Sirianni, che ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria guidato dalla presidente Carolina Lussana, per fare il punto su una materia sempre più spinosa.
La pressione fiscale pesa sul Pil per il 2,3%
Dal rapporto ‘Gli immobili in Italia 2026’ emerge che nel nostro Paese la pressione fiscale su casa e capitale pesa sul Pil per il 2,3%, un valore superiore di oltre un terzo rispetto alla media Ocse dell’1,7%. Nel 2024 tra i principali Paesi europei, il livello italiano supera quello della Germania, fermo allo 0,9% del Pil, e della Spagna, pari al 2,2%, mentre resta inferiore al 3,4% della Francia e al 3,7% del Regno Unito. A spingere il dato sono soprattutto le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare, pari all’1,05% del Pil contro lo 0,948% medio Ocse, e le imposte sulle transazioni finanziarie e di capitale, che raggiungono l’1,049% contro una media dello 0,374%. Sopra media anche altre imposte ricorrenti sul patrimonio, pari allo 0,071% del Pil contro lo 0,012%.
Le rassegne e il calendario fiscale sono un prodotto Metaping - Servizi per Commercialisti, Avvocati e Ordini Professionali
Cedolare al 5% e bonus: la casa chiede 1 miliardo alla prossima manovra
Rassegna Stampa Fiscale
‘Dalle banche già 25 miliardi’ Manovra, Messina in pressing
Al forum di Coldiretti l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina ha ricordato che sul contributo delle banche c’era un accordo triennale aggiungendo che le banche continueranno a fare la loro parte ma nel rispetto dei patti. Insomma, Messina invita il Governo a mantenere ciò che era stato stabilito ed aggiunge: ‘Non è che c’è uno che prende e l’altro che dà in continuazione’. Per questo il banchiere ha invitato a distribuire i sacrifici anche fuori dal settore bancario: ‘Se guardate i tassi di crescita degli utili di quest’anno di altre aziende sono 70%, 200%, quelli delle banche sono 5-10%’. Sul contributo delle banche che dovrebbe ammontare a 5 miliardi di euro il leader di Forza Italia, Antonio Tajani ha detto che dovranno partecipare anche Cassa depositi e prestiti ed altri soggetti come le casse di previdenza dei professionisti. La manovra, nella versione base da 23,5 miliardi, dovrebbe essere presentata la prossima settimana. Si attendono le risposte di Bruxelles sulla flessibilità. (Ved. anche Il Sole 24 Ore: ‘Tajani: per il contributo alla manovra il governo lavora su tutto il mondo finanziario’ – pag. 2 e ‘Messina: ‘Non può pagare solo un settore Utili di 50 miliardi ? Ne versiamo 25 di tasse’ – pag. 5)
Cedolare al 5% e bonus: la casa chiede 1 miliardo alla prossima manovra
Si consolidano le misure legate alla casa. Tra i pilastri della prossima manovra troviamo la proroga delle attuali detrazioni per le ristrutturazioni ma anche le misure dedicate agli under 36, il conto termico e il potenziamento dell’ecobonus. Il ‘peso’ del mondo casa ammonta a circa 1 miliardo di euro nel prossimo Ddl di Bilancio. Occorre, però, fare una distinzione perché le spese finalizzate all’efficientamento energetico non saranno in deficit ma verranno coperte attingendo dall’extradeficit della clausola sull’energia garantita dalla trattativa con Bruxelles. Noi Moderati insiste per una cedolare secca al 5% per favorire gli affitti di lunga durata a canone concordato e rispondere in questo modo all’emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città. Ma la parte principale del menù casa è legata alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni. Dal 2027, infatti, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario passeranno dal 50% al 36% per le prime case e dal 36% al 30% per gli altri immobili.
Risparmi medi di 300 euro con la tassa piatta light per i canoni concordati
Vale 300 euro all’anno di risparmio fiscale su con contratto tipo la riduzione dal 10% al 5% della cedolare sugli affitti concordati. Il canone medio mensile delle nuove locazioni ‘3+2’ registrate nei primi sei mesi del 2026 è infatti pari a 496 euro. Cifra cui corrisponde un introito annuo di 5.952 euro per il locatore, il quale, con la cedolare ‘dimezzata’ vedrebbe ridursi il conto fiscale da 595 a 297,5 euro. Lo scorso anno, in Italia, sono stati registrati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate circa 257 mila nuovi contratti lunghi a canone calmierato. La diffusione di questi contratti è in costante aumento. L’obiettivo del Governo è spingere verso gli affitti concordati i potenziali locatori che oggi tengono sfitta la casa. La tassa piatta al 5% amplierebbe il divario rispetto alla tassazione del 21% che si applica sugli affitti a canone libero. Ma sulle scelte influisce molto la differenza effettiva tra canone di mercato e canone concordato nelle singole città e per i singoli alloggi.
Lettere di compliance con incroci tra i dati Iva e i righi di Redditi
L’Agenzia delle Entrate sta affinando i modelli di compliance preventiva fondati sull’incrocio di banche dati. Il primo asse è quello dei pagamenti elettronici: gli operatori finanziari infatti trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi degli strumenti messi a disposizione dagli esercenti e l’importo complessivo delle transazioni giornaliere. Tale transito viene confrontato con quanto certificato tramite fatture elettroniche e corrispettivi telematici. Il meccanismo è destinato ad affinarsi grazie all’abbinamento logico tra Pos e strumenti di certificazione fiscale in essere dal 1°gennaio 2026: l’analisi non riguarderà più solo il totale, ma la relazione tra singolo Pos, Rt e punto vendita, con selezioni più mirate dei profili di rischio. Le lettere di compliance non si fermano alla dichiarazione Iva: fatture elettroniche e corrispettivi del 2023 verranno infatti confrontati con il reddito d’impresa indicato nei quadri RF, RG e LM del modello Redditi 2024, per verificare se tali operazioni vi abbiano concorso.
Costi infragruppo, prima del transfer pricing da dimostrare il beneficio, l’inerenza e l’utilità
Con la sentenza n. 5753/2026 la Cassazione torna a pronunciarsi sul tema dei costi infragruppo e pone un punto fermo per le imprese multinazionali: prima di discutere il prezzo di un servizio bisogna dimostrare che il servizio esiste, che sia inerente all’attività della società che lo sostiene e che produca per essa un’utilità effettiva o potenziale, obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata. La verifica dell’esistenza del costo, della sua inerenza e dell’utilità conseguita dalla società ricevente precede la determinazione del suo valore secondo le regole del transfer pricing e del principio di libera concorrenza. L’inerenza resta il criterio generale che collega il costo all’attività d’impresa, senza coincidere con un giudizio sulla convenienza economica. Nei rapporti infragruppo la società ricevente deve però dimostrare l’esistenza della prestazione e il beneficio conseguito.
Cessazione dal concordato, conguaglio nel rigo RX
In caso di cessazione dal concordato preventivo biennale torna imponibile il reddito effettivo e le imposte vanno ricalcolate. Se quest’ultime sono maggiori rispetto a quelle già versate, le stesse possono essere scomputate e va pagata solo la differenza. La compensazione è ammessa per Irpef, Ires, Irap e contributi previdenziali. Più articolato è il discorso dell’imposta sostitutiva sul reddito incrementale: in mancanza di chiarimenti del Fisco, le soluzioni più prudenti sono il rimborso o il riporto a nuovo. Se le imposte versate superano quelle dovute, l’eccedenza può normalmente essere gestita come credito nel quadro RX. In caso di decadenza dal patto con il Fisco, invece, resta imponibile il maggiore tra reddito concordato ed effettivo.
Affitti brevi, Roma boccia l’Ue
L’Esecutivo boccia l’Affordable Housing Act, il regolamento Ue che consentirebbe a Comuni e Regioni di limitare affitti brevi e acquisto di seconde case nelle zone in cui il prezzo medio di un’abitazione vale almeno 8 volte il reddito disponibile pro capite. Secondo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti le disposizioni ‘non sono conformi all’interesse nazionale’, perché incidono sulla tutela costituzionale della proprietà e del risparmio ‘in un Paese con una quota di famiglie proprietarie superiore alla media Ue e nel quale le abitazioni sono la principale componente della ricchezza delle famiglie’. Secondo il ministero la proposta ‘muove dalla presunzione che la proprietà privata sia tra i fattori responsabili della crisi abitativa’, frutto di ‘una visione dirigistica del mercato immobiliare’.
Liti fiscali, ecco cosa farà l’IA
Non esiste un divieto generalizzato di utilizzare l’intelligenza artificiale nelle liti fiscali. Gli applicativi, dunque, potranno essere usati dopo un opportuno processo di validazione e un controllo rigoroso da parte del magistrato. Per fare un esempio, l’IA potrà essere utilizzata per supportare la distribuzione dei ricorsi in ingresso affinché non avvenga più in modo causale, nonché per riepilogare gli atti processuali allegati dalle parti e per indicizzare i riferimenti normativi e giurisprudenziali contenuti nelle sentenze. A indicare la strada è stato il direttore del Dipartimento giustizia tributaria del Mef, Fiorenzo Sirianni, che ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria guidato dalla presidente Carolina Lussana, per fare il punto su una materia sempre più spinosa.
La pressione fiscale pesa sul Pil per il 2,3%
Dal rapporto ‘Gli immobili in Italia 2026’ emerge che nel nostro Paese la pressione fiscale su casa e capitale pesa sul Pil per il 2,3%, un valore superiore di oltre un terzo rispetto alla media Ocse dell’1,7%. Nel 2024 tra i principali Paesi europei, il livello italiano supera quello della Germania, fermo allo 0,9% del Pil, e della Spagna, pari al 2,2%, mentre resta inferiore al 3,4% della Francia e al 3,7% del Regno Unito. A spingere il dato sono soprattutto le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare, pari all’1,05% del Pil contro lo 0,948% medio Ocse, e le imposte sulle transazioni finanziarie e di capitale, che raggiungono l’1,049% contro una media dello 0,374%. Sopra media anche altre imposte ricorrenti sul patrimonio, pari allo 0,071% del Pil contro lo 0,012%.
Le rassegne e il calendario fiscale sono un prodotto Metaping - Servizi per Commercialisti, Avvocati e Ordini Professionali
Cedolare al 5% e bonus: la casa chiede 1 miliardo alla prossima manovra
Si consolidano le misure legate alla casa. Tra i pilastri della prossima manovra troviamo la proroga delle attuali detrazioni per le ristrutturazioni ma anche le misure dedicate agli under 36, il conto termico e il potenziamento dell’ecobonus. Il ‘peso’ del mondo casa ammonta a circa 1 miliardo di euro nel prossimo Ddl di Bilancio. Occorre, però, fare una distinzione perché le spese finalizzate all’efficientamento energetico non saranno in deficit ma verranno coperte attingendo dall’extradeficit della clausola sull’energia garantita dalla trattativa con Bruxelles. Noi Moderati insiste per una cedolare secca al 5% per favorire gli affitti di lunga durata a canone concordato e rispondere in questo modo all’emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città. Ma la parte principale del menù casa è legata alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni. Dal 2027, infatti, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario passeranno dal 50% al 36% per le prime case e dal 36% al 30% per gli altri immobili.
Risparmi medi di 300 euro con la tassa piatta light per i canoni concordati
Vale 300 euro all’anno di risparmio fiscale su con contratto tipo la riduzione dal 10% al 5% della cedolare sugli affitti concordati. Il canone medio mensile delle nuove locazioni ‘3+2’ registrate nei primi sei mesi del 2026 è infatti pari a 496 euro. Cifra cui corrisponde un introito annuo di 5.952 euro per il locatore, il quale, con la cedolare ‘dimezzata’ vedrebbe ridursi il conto fiscale da 595 a 297,5 euro. Lo scorso anno, in Italia, sono stati registrati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate circa 257 mila nuovi contratti lunghi a canone calmierato. La diffusione di questi contratti è in costante aumento. L’obiettivo del Governo è spingere verso gli affitti concordati i potenziali locatori che oggi tengono sfitta la casa. La tassa piatta al 5% amplierebbe il divario rispetto alla tassazione del 21% che si applica sugli affitti a canone libero. Ma sulle scelte influisce molto la differenza effettiva tra canone di mercato e canone concordato nelle singole città e per i singoli alloggi.
Lettere di compliance con incroci tra i dati Iva e i righi di Redditi
L’Agenzia delle Entrate sta affinando i modelli di compliance preventiva fondati sull’incrocio di banche dati. Il primo asse è quello dei pagamenti elettronici: gli operatori finanziari infatti trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi degli strumenti messi a disposizione dagli esercenti e l’importo complessivo delle transazioni giornaliere. Tale transito viene confrontato con quanto certificato tramite fatture elettroniche e corrispettivi telematici. Il meccanismo è destinato ad affinarsi grazie all’abbinamento logico tra Pos e strumenti di certificazione fiscale in essere dal 1°gennaio 2026: l’analisi non riguarderà più solo il totale, ma la relazione tra singolo Pos, Rt e punto vendita, con selezioni più mirate dei profili di rischio. Le lettere di compliance non si fermano alla dichiarazione Iva: fatture elettroniche e corrispettivi del 2023 verranno infatti confrontati con il reddito d’impresa indicato nei quadri RF, RG e LM del modello Redditi 2024, per verificare se tali operazioni vi abbiano concorso.
Costi infragruppo, prima del transfer pricing da dimostrare il beneficio, l’inerenza e l’utilità
Con la sentenza n. 5753/2026 la Cassazione torna a pronunciarsi sul tema dei costi infragruppo e pone un punto fermo per le imprese multinazionali: prima di discutere il prezzo di un servizio bisogna dimostrare che il servizio esiste, che sia inerente all’attività della società che lo sostiene e che produca per essa un’utilità effettiva o potenziale, obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata. La verifica dell’esistenza del costo, della sua inerenza e dell’utilità conseguita dalla società ricevente precede la determinazione del suo valore secondo le regole del transfer pricing e del principio di libera concorrenza. L’inerenza resta il criterio generale che collega il costo all’attività d’impresa, senza coincidere con un giudizio sulla convenienza economica. Nei rapporti infragruppo la società ricevente deve però dimostrare l’esistenza della prestazione e il beneficio conseguito.
Cessazione dal concordato, conguaglio nel rigo RX
In caso di cessazione dal concordato preventivo biennale torna imponibile il reddito effettivo e le imposte vanno ricalcolate. Se quest’ultime sono maggiori rispetto a quelle già versate, le stesse possono essere scomputate e va pagata solo la differenza. La compensazione è ammessa per Irpef, Ires, Irap e contributi previdenziali. Più articolato è il discorso dell’imposta sostitutiva sul reddito incrementale: in mancanza di chiarimenti del Fisco, le soluzioni più prudenti sono il rimborso o il riporto a nuovo. Se le imposte versate superano quelle dovute, l’eccedenza può normalmente essere gestita come credito nel quadro RX. In caso di decadenza dal patto con il Fisco, invece, resta imponibile il maggiore tra reddito concordato ed effettivo.
Affitti brevi, Roma boccia l’Ue
L’Esecutivo boccia l’Affordable Housing Act, il regolamento Ue che consentirebbe a Comuni e Regioni di limitare affitti brevi e acquisto di seconde case nelle zone in cui il prezzo medio di un’abitazione vale almeno 8 volte il reddito disponibile pro capite. Secondo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti le disposizioni ‘non sono conformi all’interesse nazionale’, perché incidono sulla tutela costituzionale della proprietà e del risparmio ‘in un Paese con una quota di famiglie proprietarie superiore alla media Ue e nel quale le abitazioni sono la principale componente della ricchezza delle famiglie’. Secondo il ministero la proposta ‘muove dalla presunzione che la proprietà privata sia tra i fattori responsabili della crisi abitativa’, frutto di ‘una visione dirigistica del mercato immobiliare’.
Liti fiscali, ecco cosa farà l’IA
Non esiste un divieto generalizzato di utilizzare l’intelligenza artificiale nelle liti fiscali. Gli applicativi, dunque, potranno essere usati dopo un opportuno processo di validazione e un controllo rigoroso da parte del magistrato. Per fare un esempio, l’IA potrà essere utilizzata per supportare la distribuzione dei ricorsi in ingresso affinché non avvenga più in modo causale, nonché per riepilogare gli atti processuali allegati dalle parti e per indicizzare i riferimenti normativi e giurisprudenziali contenuti nelle sentenze. A indicare la strada è stato il direttore del Dipartimento giustizia tributaria del Mef, Fiorenzo Sirianni, che ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria guidato dalla presidente Carolina Lussana, per fare il punto su una materia sempre più spinosa.
La pressione fiscale pesa sul Pil per il 2,3%
Dal rapporto ‘Gli immobili in Italia 2026’ emerge che nel nostro Paese la pressione fiscale su casa e capitale pesa sul Pil per il 2,3%, un valore superiore di oltre un terzo rispetto alla media Ocse dell’1,7%. Nel 2024 tra i principali Paesi europei, il livello italiano supera quello della Germania, fermo allo 0,9% del Pil, e della Spagna, pari al 2,2%, mentre resta inferiore al 3,4% della Francia e al 3,7% del Regno Unito. A spingere il dato sono soprattutto le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare, pari all’1,05% del Pil contro lo 0,948% medio Ocse, e le imposte sulle transazioni finanziarie e di capitale, che raggiungono l’1,049% contro una media dello 0,374%. Sopra media anche altre imposte ricorrenti sul patrimonio, pari allo 0,071% del Pil contro lo 0,012%.