Novità Fiscali

Istituzione dei codici tributo per il versamento del tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA)

20 Gennaio 2021 |

Il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA) è riscosso unitamente alla TARI. Successivamente si provvede al riversamento del tributo spettante alla provincia o città metropolitana competente per territorio, al netto delle commissioni. Il ministero dell’Economia e delle finanze, con il decreto del 1°luglio 2020, ha stabilito i criteri e le modalità per assicurare il sollecito riversamento del tributo in parola. Per le annualità 2021 e successive il TEFA e gli eventuali interessi e sanzioni sono versati dai contribuenti, secondo gli importi indicati dai comuni, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate. La struttura di gestione provvederà poi al riversamento degli importi pagati alla provincia o città metropolitana competente per territorio. Per gli anni di imposta fino al 2020, i versamenti di TEFA e TARI sono effettuati cumulativamente utilizzando i codici tributo relativi alla TARI, senza distinguere la parte relativa al TEFA. Per gli anni d’imposta 2021 e successivi, gli importi dovuti a titolo di TEFA sono versati dai contribuenti, secondo quanto indicato dai comuni, distintamente dagli importi dovuti a titolo di TARI, utilizzando i nuovi codici tributi istituiti con la risoluzione n. 5/E del 18 gennaio 2021. Questi sono: ‘TEFA’ , ‘TEFN’ e ‘TEFZ’ e vanno utilizzati tramite i modelli F24 e F24 ‘enti pubblici’. Possono essere utilizzati anche per il versamento di quanto dovuto a seguito dell’attività di controllo. In sede di compilazione del modello F24 i nuovi codici tributo sono esposti nella sezione ‘IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI’ mentre in sede di compilazione del modello F24 EP, sono esposti nella sezione ‘TARES-TARI’

Servitù su terreno agricolo con imposta di registro al 9% - Orientamento della Cassazione

20 Gennaio 2021 |

Agli atti di costituzione di servitù su terreni agricoli a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali si applica l’imposta di registro del 9% e non quella del 15%.
È il nuovo orientamento dell’Agenzia delle Entrate espresso nella risoluzione n. 4/E del 15 gennaio 2021 che segue le conclusioni assunte dalla Corte di cassazione in diverse pronunce. Dunque, la gestione dei contenziosi pendenti deve essere rivista in considerazione dell’indirizzo assunto dai giudici di legittimità secondo i quali il diritto reale di godimento si costituisce e non si trasferisce.
Devono, pertanto, ritenersi superate le indicazioni contenute nella Risoluzione n. 92 del 22 giugno 2000 e riprese nella Circolare n. 18/E del 29 maggio 2013, con conseguente applicazione dell’aliquota del 9% prevista dal primo periodo del comma 1 dell’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al Dpr n. 131/1986 alla tassazione ai fini dell’imposta di registro degli atti costitutivi di servitù su terreno agricolo.

Il nuovo indirizzo dell’Amministrazione finanziaria si basa sul consolidato orientamento della Cassazione in tema di imposta di registro sugli atti costitutivi di servitù sui terreni agricoli (Corte di cassazione sentenze n. 22198, 22199, 22200 e 22201 tutte del 2019). La risoluzione fa inoltre presente che per gli atti costitutivi di servitù non sussiste l’obbligo di presentazione della domanda di voltura diretta ad aggiornare le intestazioni catastali. Ai sensi dell’articolo 2643, comma 1, n. 4) del Codice civile è invece prevista la trascrizione dei ‘contratti che costituiscono o modificano servitù prediali’.

Le rassegne e il calendario fiscale sono un prodotto Metaping - Servizi per Commercialisti, Avvocati e Ordini Professionali

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